Certe sere mi sento in difficoltà, in particolare quel paio di sere l’anno in cui vedo persone che conosco da secoli e mi accorgo che in verità non mi conoscono per niente e io non conosco loro e le conversazioni non sono che scambio di informazioni stringate sulle rispettive vite e prese in giro da liceo accuratamente e sottilmente modificate in base all’età e al numero di figli che si hanno ad ogni incontro. Tutte le volte mi comporto come da copione e tutte le volte prometto a me stessa che questa basta, sarà l’ultima inutile volta che compro regali che non so più scegliere e che mi costringo a inventare sul modello di persona che immagino trovarmi davanti, in fondo simile a quella che divideva con me quel banco. E invece ogni anno accetto e ogni anno mi annoio e ogni anno recito il ruolo che loro si aspettano da me mentre vorrei urlare spaccare qualche bicchiere e prendere la porta in volata. Ma so che l’anno successivo non mi tirerò indietro, perché ormai è diventata una specie di sfida con me stessa, come quando ci si lascia colare la cera calda sulla pelle per vedere fin dove sopporti prima di tirare giù qualche santo. E ci sto riuscendo, a diventare d’amianto.
I miei collant invece no, se tua figlia fa trottare l’unicorno delle winks sulle mie cosce.