tu.
Accelero perché quel tipo dalla macchina smetta di parlarmi, e ti penso. Mi fermo al semaforo mentre tutte le altre moto se ne fregano, mi specchio nelle porte degli autobus che mi friggono le gambe nude, qualche ragazzino senza biglietto mi guarda senza fare le boccacce dal vetro sporco, è finita la scuola nessuno lo aspetta con il registro delle note in mano, non deve ribellarsi a nulla e gliela faccio io, una boccaccia. Napoletana. Una nonna senza nipoti mi sorride dal posto riservato agli anziani mentre pensa voglio arrivare vicino al mare, prendere un tarallo e sbriciolarlo per agevolare la dentiera e vorrei dirle scenda signora, le do un passaggio io. Scatta il verde e io scanso le buche di Napoli fino a via Caracciolo, le famiglie che non possono andare altrove attraversano evitando le strisce pedonali e sono stracarichi di borse e secchielli e canotti e supersantos per prendersi un po’ di spiaggia tra le auto. Io ti penso, anche quando non te lo dico, anche se non posso dirtelo la mattina prima di uscire, penso che sei sotto il mio casco anche se non posso chiamarti e mi sembra assurda questa normalità fatta di me che non posso sentire la tua voce quando voglio. Mi chiedo a quale mio semaforo tu ti stia svegliando, mi chiedo se tu lo sai, che mi manchi sempre, anche se non te lo dico mai.